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Zoè Gruni

Le Americhe

a cura di

ANDREA ALIBRANDI

catalogo con testi di

FRANZISKA NORI e XICO CHAVES

7 febbraio - 18 aprile 2014

Metropolitan_legend_Cryptid_1_Los_Angeles_2011,__tecnica_mista_su_stampa_fotografica,_100_x_150_cm.JPG Boitatà_The_End,_2013,_stampa_fotografica,_60x90_cm.jpeg

Le Americhe di Zoè Gruni è una mostra che raccoglie i momenti più significativi degli ultimi suoi quattro anni di lavoro. Lega infatti un personale percorso fra America del Nord e del Sud attraverso le Metropolitan Legend, realizzate a Los Angeles fra il 2010 e il 2011 e i due progetti che hanno preso vita in Brasile fra il 2012 e il 2013 a Rio de Janeiro e San Paolo, La Mérica e Boitatà.
I Cryptid, di cui vengono presentate alcune stampe fotografiche su cui l'artista è intervenuta, sono i personaggi che animano le Metropolitan Legend, vivono in non luoghi e sono parte delle leggende che nascono all'interno dei sistemi di una comunicazione mediatica veloce e schizofrenica, in cui vero e falso, reale e irreale perdono senso.
La Mérica – video in due canali – si focalizza da un lato su una caverna del Parque Lage di Rio, ritaglio di foresta in pieno centro  città, un vero paradiso perduto e dall'altro sul pappagallo d'oro, riferimento alle miniere e al carnevale brasiliani. Il tutto si muove sulla melodia Italia bella mostrati gentile, scritta nel 1896 da autore ignoto, durante la grande ondata migratoria di Italiani in Brasile, recuperata e cantata dell’etnomusicologa toscana Caterina Bueno.
Il Projeto Boitatà – scultura, performance, video, disegni e fotografie – basato sul leggendario serpente di fuoco della cultura indigena brasiliana, si incentra su una scultura indossabile, realizzata con camere d'aria di ruote di biciclette cucite, la cui gomma, ottenuta attraverso il caucciù estratto dagli alberi della foresta amazzonica, rimanda alle storie di sfruttamento e  guerre coloniali.
«Con un approccio quasi etnologico, Gruni ha generato negli anni un archivio di mitologie collettive visualizzate... Nella loro elencazione, le storie e leggende diventano espressione di fenomeni ricorrenti e universali, espressioni per un’idea archetipica delle paure umane che dal passato perdurano fino all’epoca contemporanea. Le figure e le maschere che l’artista realizza creano una realtà a sé stante che valica la dimensione razionale per esistere in una zona senza tempo. Le figure diventano rappresentative di demoni interiori dell’individuo e dunque di quella realtà emotiva subconscia che da sempre perdura incapsulata nell’uomo, anche nell’era moderna e razionale. Paure liquide, come le definisce il sociologo Zygmut Bauman quando definisce onnipresenti anche nell’era moderna le paure che impediscono all’uomo di essere propriamente libero.» Con queste parole Franziska Nori chiude il suo testo pubblicato insieme a quello di Xico Chavez nel volume che accompagna la mostra e raccoglie dieci anni del lavoro dell'artista.

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