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The Armory Show 2013 - New York

Pier 94 booth 508

7-10 Marzo 2013

Agostino_Bonalumi,_Blu_1965,_tela_estroflessa_70x60_cm_.jpg
Enrico_Castellani,_Superficie_Bianca,_1997,_tela_estroflessa_50x50_cm.jpg
Paolo_Scheggi,_Intersuperficie_curva_nera,_1964,_acrilico_su_tre_tele.jpg
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Giuliano_Tomaino,_Ventidue_NY,_2013,_150x218,5.jpg

Mauro_Betti,_Love_Message_II,_2011,_smalti_su_tela,_cm_40x41.jpg
Stele,_1982,_acciaio_cm_39x33x27,5.jpg
Mauro_Staccioli,_Roma_2011,_2011_acciao_corten,_104x100x27_cm.jpg
Francesco_Chiacchio,_Corno,_2013_tecnica_mista_su_carta,_cm_100x100.jpg
Malocchio_II_4_Vaticano_2011,_carbone_su_stampa_fotografica_90x90_cm.jpg

Renato_Ranaldi,_Fuoriquadro_18,_2010,_tela_e_acrilico,_42x35_cm_.jpg
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Mimmo_Roselli,_Piano_orizzontale_4_(4-6),_olio_su_tela,_35x35_cm.jpg
David_Hockney,_Gregory_Reading_in_Kyoto,_feb._1983,_photocollage_su_cartone,_cm_101x111_in_cornice.jpg
Piero_Dorazio,_Senza_Partitura,_1965,_lio_su_tela,_cm_33x41_con_cornice_.jpg

La Galleria Il Ponte di Andrea Alibrandi in collaborazione con Fabio Fornaciai, proprietario della Galleria Tornabuoni di Firenze, partecipa con un proprio stand all'edizione del centenario dell'Armory Show di New York.
Vengono presentati alcuni tra i più significativi artisti italiani, taluni già storicizzati e ormai pienamente inseriti all'interno del panorama artistico internazionale. Agostino Bonalumi, Enrico Castellani e Paolo Scheggi (prematuramente scomparso nel 1971) legati, seppur ognuno in modo personale, da un intervento “scultoreo” sulla tela che modula le superfici monocrome attraverso estroflessioni e penetrazioni. Jannis Kounellis, uno dei maggiori esponenti dell'arte povera, attraverso un’opera che, come in tutto il suo lavoro, oppone alla gelida materia dell'acciaio il calore di un elemento vitale, in questo caso una mandola, accecata dall'inserimento di rotoli di piombo nella sua cassa armonica. Altri scultori ampiamente storicizzati sono Mauro Staccioli, le cui sculture dalle forme lineari ed essenziali segnano alcuni luoghi del mondo, diventandone il  simbolo visivo, Bruno Gambone e Giuseppe Spagnulo, nati entrambi all'interno della grande tradizione coroplastica italiana, che nel primo ha trovato ampio respiro e contestualizzazione contemporanea e nell'altro si è trasformata in una forte e materica lavorazione dell'acciaio. Renato Ranaldi è uno scultore che lavora sull'idea del bilico e dello straniamento dei rapporti interni all'opera. Mimmo Roselli interviene nello spazio e sulla tela segnandoli e definendoli attraverso corde o linee in tensione.  All'interno di questo nucleo di scultori si inseriscono Mauro Betti, con i suoi dipinti dalle elaborate superfici monocrome in cui affiorano elementi grafici di un immaginario popolare e Giuliano Tomaino che attraverso una simbologia primitiva sintetizza come uno sciamano il sentire del mondo. All'interno di questo contesto vengono  presentate le opere di due giovani artisti trentenni, Francesco Chiacchio, con il suo immaginario legato alla musica Jazz che si rivela in nere sagome sulla superficie di carte recuperate e strappate e Zoè Gruni le cui metamorfosi giocano sull'interpretazione di un'icona del femmineo, in cui utilizza e riproduce se stessa e il proprio vissuto, trasformandolo nell'inconscio spaventoso che si affaccia nei nostri sogni.



 
 

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