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START POINT - L'ACCADEMIA VA IN CITTA'

Paolo Bandinu Cristiano Coppi Andrea Lunardi

15 - 22 maggio 2009

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START POINT, punto di partenza verso una nuova arte contemporanea, nasce dall’idea di un’arte alla portata di tutti che si diffonde nella città di Firenze, attraversando un percorso unico fatto non solo di gallerie palazzi e musei, ma anche di giardini e luoghi insospettabili, nei quali cento giovani talenti della Accademia di Belle Arti di Firenze presenteranno le loro opere dal 15 al 23 maggio 2009.
All’interno di questo vasto panorama di espressioni artistiche la galleria Il Ponte ha individuato il lavoro di Paolo Bandinu, Cristiano Coppi e Andrea Lunardi.


Paolo Bandinu

Il suo lavoro si muove attraverso delle storie pittoriche, che prendono forma sulla tela e si evolvono per mezzo di un montaggio video dove il continuo divenire della pittura racconta ogni singolo gesto e segno pittorico che diventa musica e movimento sublimato dal calore della materia.

Paolo Bandinu nasce a Sanluri (CA) il 16 08 1984. Diplomato presso il liceo artistico di Cagliari nel 2003-04 ha in seguito conseguito  il diploma di laurea  in pittura  presso l’ accademia di belle Arti di Sassari, tuttora frequenta il primo anno del biennio specialistico multimediali all’ Accademia di Belle Arti di Firenze, città dove vive è lavora.

Ha partecipato alle seguenti mostre collettive: Eccit-arti (2005), Sestu (CA), MISCELLANEA (2006), Alghero,  Giovani Artisti (2008), PROMO CAMERA di Sassari in  collaborazione con l’ accademia di Barcellona, Ersu in arte (2008), Sassari (dove riceve il primo premio nella sezione pittura, Primavera in arte (2008), Perugia, Start point  (2009), Galleria il Ponte, Firenze.


Cristiano Coppi

Fra le tante definizioni che vestirebbero bene Cristiano Coppi quella di storyteller contemporaneo è sicuramente fra le più calzanti. E’ solo a partire dal XIV secolo che la figura del cantastorie si è allontanata dalla letteratura più colta per adattarsi ai gusti popolari e ai dialetti. Il mondo della modernità era ai blocchi di partenza e avrebbe avuto come conseguenza la netta demarcazione fra cultura “alta” e cultura “bassa”. La contemporaneità guarda però con simpatia a prima di Leonardo e la stessa espressione artistica ha più volte dimostrato come il concetto di cultura stia tornando alla sua etimologia onnicomprensiva che viene dalla modificazione del verbo latino colere, coltivare, in cui l’intellettuale e il popolare si compattano inscindibilmente.
Nell’arte di Coppi la figura del giullare torna a vecchi splendori ma non si scorda dell’incisività  delle cose di tutti i giorni, appartenenti alla dimensione dell’intimo e del familiare. I materiali dei suoi lavori sono infatti gli scarti o i surplus di realtà popolari e genuine: ferri vecchi, giochi di un bambino ormai cresciuto, vignette di una rivista già sfogliata. Tutti oggetti che perdono di interesse nel momento stesso della constatazione della loro inutilità e finiscono con lasciare il posto a funzionali sostituti. La mano dell’artista è per essi salvatrice, con i dovuti accomodamenti riesce a catalizzare quel romanticismo domestico che non è conseguenza della nostalgia per un mondo passato  ma bensì consapevole rivalutazione e adattamento per il contesto estetico-artistico.
Da queste scelte il nostro ricava la sua interessante cifra stilistica che oscilla sapientemente fra  rappresentazione e  presentazione nell’uso del ready-made modificato e dell’assemblaggio tendente alla sfera della scultura, con la quale può sfruttare l’escamotage del gioco in una libera manifestazione del pensiero, priva di limiti e perciò esente da condanne.
Bisogna infatti riconoscere che Coppi sia un trovatore particolarmente impegnato e che ami affrontare di petto temi che sono di grande attualità nelle circostanze del suo agire (spesso ama riferirsi al contesto, alle strutture e alla percezione generale dell’arte contemporanea) in un gesto che, conformemente all’atteggiamento, è tutt’altro che violento, in quanto animato da un ritrovato valore del bovarismo che porta l’artista e il fruitore alla ricerca di una terapeutica via di fuga da una realtà a volte un po’ costrittiva verso una piacevole dimensione altra.
Le impegnate riflessioni circostanziali di Coppi invitano così ad una considerazione sulle strutture dell’oggi che parta dalla presa di coscienza del proprio essere individui, unici nella nostra fortuna o sfortuna, capaci di ricordare e progettare, per questo idonei ad affrontare i problemi con dovuta cognizione di causa.

Cristiano Coppi, nato nel 1982 a San Marcello Pistoiese (PT), è attivo su tutti i fronti dell’arte da molti anni. Diplomato presso la scuola di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, Cristiano dal 2004 ad oggi si è occupato, oltre a delineare la propria poetica, di progetti sempre gravitanti attorno al pianeta arte: ha collaborato come allestitore presso il museo Pecci di Prato, ha organizzato i progetti “Fucine Tillanza” e ”Studio 8” nella sua città, ed infine ha lavorato come assistente dell’artista Loris Cecchini. Attualmente si occupa di grafica e design.

Come artista Coppi ha partecipato a svariate collettive, tra le quali le maggiori sono: Networking city presso l’Officina giovani a Prato nel 2003; In Visita, mostra itinerante allestita in vari edifici del centro storico di Pistoia nel 2004, dove Cristiano presenta l’istallazione “Sistema metropolitano dell’arte contemporanea” al Palazzo della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia; nel 2005 espone al Castello di Buggiano in coppia con il noto pittore Umberto Buscioni alla mostra Humus e alla rassegna Guardami presso il Palazzo delle Papesse di Siena; nel 2006 al Castello dell’Acciaiuolo di Scandicci (Fi) Omaggio a Nam June Paik; nel 2007 partecipa ad Arte Ambientale, mostra curata da Emanuele De Donno a Foligno ed arricchita dalla presenza dell’artista Hidetoshi Nagasawa; nell’ultimo anno è tra gli artisti di Gecekondu, mostra a cura di Giacomo Bazzani ai Cantieri Goldonetta di Firenze.



Andrea Lunardi

Affronta i temi dell’incontro, del rapporto con lo spazio e dell’identità, spesso attraverso l’uso della fotografia, spaziando nell’impiego di tecnologie materiali diversi.
Indaga quella linea sottile dell’equilibrio che si crea, all’interno della creazione, fra controllo e abbandono, lucidità e incoscienza. Tra l’ambiguità della visione e della messa in crisi della propria e altrui identità, con la necessità di misurarsi con il mistero, con lo stupore della visione, attraverso immagini che cavalcano il limite fra sogno e realtà.
La sospensione dei segni, l’epifania della visione, il rapporto con l’ombra come persistenza di un’assenza e l’indagine sull’identità, sono gli elementi che danno vita a oggetti e immagini atti a creare quel mondo della mente in cui realtà e sogno convivono, presenza e assenza divengono il binomio che capovolge la realtà e la rende inafferrabile.
Il lavoro di Andrea Lunardi è sospeso fra un’esperienza quasi intangibile; lavora su temi come la leggerezza; è un concettuale a latere; le sue opere creano una sorta di magia, una sorta di leggerezza, di impalpabilità.
Il suo pregio è quello di usare strumenti e linguaggi coerenti con la sua temporaneità, ma allo stesso tempo innerva di un valore simbolico le proprie opere che danno un enunciato che non è autoreferenziale, ma è appunto più profondo e mette in condizione di rapportarsi con quella che è una mediazione allusiva dell’opera.
La fotografia, scrittura di luce, diventa per Lunardi elemento di messa a fuoco dell’ attitudine a relazionarsi all’immagine con sottile ambiguità, sempre sul limite di quella soglia fra realtà e finzione nella quale consiste l’espressione artistica.
Presenze che arrivano ad abitare spazi naturali o tracce di un qualcosa che è stato; entrambi gli eventi sono investiti da una luce; lì si svolge la scena, o si è svolta; c’è la presenza di una vitalità che diviene l’anima della natura stessa. La fotografia è un sottile mezzo per la creazione di suggestioni, eventi quasi onirici. Ancora una volta presenza e assenza si compenetrano, divengono quel soffio che genera vita. Ascensione e deposizione divengono parti di una stessa realtà filtrata dal medium della luce che qui diviene la protagonista dell’immagine.
Tutti questi lavori si fondono in un processo solitario e meditativo che diventa atto tangibile di ricerca; da una dimensione di riconquista delle origini, il pensiero raggiunge la sostanza e si rigenera nelle opere come invito per lo spettatore a percorrere un viaggio a ritroso nel proprio io.

Andrea Lunardi nasce a Pistoia nel 1981, si laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze nel 2004.  Nello stesso anno viene selezionato per partecipare al progetto Networking - My home, a house in the city curato da Arianna Di Genova, Lorenzo Bruni e Matteo Chini. Dall’anno successivo lavora come fotografo per alcuni studi fotografici curando anche la post-produzione. Nel 2006 partecipa al cantiere d’arte La fotografia come arte: l’arte come fotografia alla Fondazione “Il giardino di Daniel Spoerri” a Seggiano, Grosseto e sempre nello stesso anno partecipa ad un set fotografico del fotografo Eikoh Hosoe e al Toscana Foto Festival in un incontro con il fotografo Francesco Cito. Ha dato vita a Pistoia, insieme ad altri due giovani artisti, allo Studio 8, uno spazio per l’arte contemporanea che coniuga la necessità di un luogo di lavoro per la ricerca artistica con quella di un punto di riferimento vivo e costante per l’arte e la cultura contemporanea in cui vengono organizzati incontri con altri artisti così da creare un luogo di scambio culturale attivo e costante. Nel 2007 viene selezionato per partecipare al master sull’arte e il paesaggio Manufatto in situ con Hidetoshi Nagasawa, al progetto Networking - Coming Conflicts, artistic practices in conflict places, con Mario Rizzi, al cantiere di video arte Spazio. Tempo. Territori della mente con Tessa M. den Uyl, al workshop per un’istallazione permanente per la città di Prato con Botto & Bruno e alla Biennale del libro d’artista al Museo Wignacourt, Rabat Malta. Attualmente lavora a Pistoia.

 

Mostre scelte
2004 Networking - My home, a house in the city, con Dragana Parlac, a cura di Arianna Di Genova, Lorenzo Bruni e Matteo Chini; 2006 La fotografia come arte: l’arte come fotografia, Fondazione Il giardino di Daniel Spoerri, Seggiano a cura di Fiammetta Strigoli; 2007 Biennale del libro d’artista, Museo Wignacourt, Rabat Malta; Manufatto in situ, con Hidetoshi Nagasawa, Parco per l’Arte contemporanea Cancelli, Foligno, a cura di Emanuele De Donno; Networking - Integration et conflict, con Mario Rizzi, a cura di Giacomo Bazzani; Spazio. Tempo. Territori della mente con Tessa M. den Uyl, Casa di Giotto, Vicchio, a cura di Fiammetta Strigoli; V Biennale del Libro d’Artista, Cassino, Frosinone a cura di Teresa Pollidori Vittoria Biasi e Barbara Tosi; Botto & Bruno workshop, Cantieri Culturali, Prato; Tra Arte e Cinema, cinema Alfieri, Firenze a cura di Andrea Granchi e Silvia Lucchesi; 2008 Gecekondu, Cango Cantieri Goldonetta, Firenze a cura di Giacomo Bazzani; Strettamente personale, Palazzo Chianini – Vincenzi, centro arte contemporanea Mega+Mega, Arezzo a cura di Matilde Puleo; Andrea Lunardi – Zoè Gruni, sala esposizioni galleria dell’Accademia del Disegno, Firenze a cura di Rosella Alberti e Giuliana Videtta; 2009 Turno serale - Il luogo dell’attesa, site specific cappellina del palazzo del podestà, Borgo San Lorenzo, a cura di Fiammetta Strigoli.
 

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