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Sironi Mario

 

Mario Sironi nasce il 12 maggio 1885 a Sassari, da famiglia di origine lombarda. Trascorre la giovinezza a Roma dove i genitori si trasferiscono nel 1886. Segue studi tecnici e nel 1902 si iscrive alla Facoltà di Ingegneria, ma l’anno seguente abbandona l’università per dedicarsi alla pittura. Frequenta la Scuola del Nudo presso l’Accademia di Belle Arti e lo studio di Giacomo Balla, che godeva largo seguito in quegli anni nell’ambiente dei giovani artisti romani. Conosce Boccioni e Severini, impegnati con Balla a sperimentare tecniche divisioniste che pure Sironi utilizza in questo periodo.
Dopo un soggiorno a Milano, 1905-1908, si reca a Parigi e in Germania. Dal 1909 al ’14 è a Roma, ancora in contatto con Balla e attento allo svilupparsi delle teorie futuriste cui aderisce piuttosto tardi, verso il 1914, quando, sollecitato da Boccioni, si trasferisce definitivamente a Milano. Sebbene considerato uno dei dirigenti del movimento futurista, Sironi ne rimane defilato, poiché la sua pittura, nonostante l’impiego di elementi riconducibili alla sintassi futurista, non riflette l’euforia cromatica e l’ardore dinamico, restando piuttosto piegata all’indagine drammaticamente solitaria delle tensioni morali. Il suo temperamento creativo non è certo in linea con la precarietà emotiva della rivoluzione futurista né con l’analitico scomporre dei cubisti.
Allo scoppio della guerra, coerente con l’idea di interventismo dei futuristi, si arruola nel Battaglione Volontari Ciclisti con Funi, Boccioni, Sant’Elia, Marinetti, Erba. Rimane sotto le armi, come ufficiale di Artiglieria, fino alla smobilitazione, nel 1919. Fra il ’15 e il ’17 collabora con disegni alla rivista milanese di Umberto Notari Gli Avvenimenti.
Dopo la guerra sposa Matilde Fabbrini, da cui avrà due figlie, Aglae e Rossana, che morirà nel 1948. Prima mostra personale a Roma, da Bragaglia. È attratto dagli ideali rivoluzionari del fascismo, vi aderisce e diviene, nel ’22, impaginatore e disegnatore del Popolo d’Italia, il quotidiano milanese fondato da Mussolini; dal 1928 ne assume la critica d’arte. Collabora anche alla Rivista Illustrata del Popolo d’Italia e al periodico Natura.
Nel 1922 si forma presso la galleria milanese di Lino Pesaro il Gruppo del Novecento, che diverrà poi, sostenuto da Margherita Sarfatti, il Novecento Italiano. Sironi ne fa parte fin dall’inizio, assumendo posizione di crescente prestigio. Il gruppo si presenta alla Biennale di Venezia del 1924, tiene, fra alterne vicende, due grandi mostre alla Permanente di Milano nel ’26 e nel ’29. Sironi nel 1928 espone in personale alla Biennale di Venezia e, a Milano, nella galleria di Vittorio Gussoni, divenuta la galleria del Novecento in sostituzione della Pesaro.
L’attività di Sironi in questi anni, e fino al ‘40, è particolarmente intensa: pittore, disegnatore di vignette e manifesti, giornalista, organizzatore, scultore, collaboratore di architetti nell’allestimento di mostre in Italia e all’estero. Con Giovanni Muzio prepara il padiglione italiano alla Mostra della Stampa a Colonia (1928) e decora la Mostra della Stampa italiana a Barcellona (1929). Con Giò Ponti e Alpago Novello fa parte del direttorio per la riorganizzazione della Triennale di Milano, ne cura la IV e V edizione, in seguito vi lavora prevalentemente con funzioni direttive. Nel 1932 a Roma prepara l’allestimento della Mostra della Rivoluzione Fascista, esemplare del gusto scenografico e monumentale di Sironi, che ha riscontro nell’architettura dell’epoca, soprattutto quella con destinazione pubblica (il Palazzo di Giustizia di Milano, gli edifici dell’Eur a Roma, ecc.). Con il medesimo stile Sironi allestisce il salone d’onore della Mostra dello Sport al Parco di Milano (1935), il padiglione FIAT alla Fiera Campionaria di Milano (1936), la sezione italiana all’Esposizione Universale di Parigi (1937).
Numerose le mostre del Novecento in Italia e all’estero, Europa e Stati Uniti: la fama di Sironi, senza dubbio l’artista più geniale del gruppo, si diffonde; il Carnegie di Pittsburgh gli assegna, nel 1931, il secondo premio internazionale.
Sulla rivista Colonna, Milano, dicembre 1933, firma insieme con Campigli, Carrà e Funi il «Manifesto della pittura murale».
Convinto della destinazione pubblica e collettiva dell’arte, Sironi è impegnato nell’attività di decoratore con affreschi, mosaici, sculture: nel ’35 decora l’Aula Magna dell’Università di Roma; del ’37 il mosaico per il Palazzo di Giustizia di Milano. Per il Palazzo del Popolo d’Italia (oggi Palazzo dei Giornali), finito nel ’41, modella un bassorilievo per la facciata e completa il mosaico L’Italia corporativa, eseguito per la VI Triennale. Numerosi i progetti, anche dettagliati, per strutture di interni, di esterni e decorazioni non realizzate.
Notevoli per suggestione drammatica le scenografie ordinate dal Maggio Musicale Fiorentino per la Lucrezia Borgia di Donizetti (1932-33) e il Faust di Busoni (1942).
La mutata situazione politica del dopoguerra rappresenta per Sironi una svolta brusca e definitiva. L’artista si apparta nel proprio studio, accantonando l’ideale di operare su vaste superfici. Ancora qualche commissione pubblica, un grande quadro per la nave Esperia, un cartone per arazzo destinato alla motonave Conte Biancamano, scenografie per il Teatro alla Scala (Tristano e Isotta di Wagner, 1947) e per il Maggio. Il suo lavoro è quasi esclusivamente ridotto alla pittura da cavalletto, dipinge quadri che paiono bozzetti per pareti o appunti per grandi opere che non realizzerà.
Nel 1952 rifiuta di esporre alla Biennale di Venezia, ma la sua presenza in mostre nazionali e internazionali è costante e significativa; otto opere di grande importanza compaiono nella Mostra storica del futurismo, alla Biennale di Venezia del 1960. Anche nel clima del dopoguerra non gli mancano riconoscimenti: nel 1954 il Premio Einaudi dell’Accademia di San Luca e la Medaglia d’oro per i Benemeriti della Cultura conferito dal Ministero della Pubblica Istruzione; nel 1961 il Premio Città di Milano da parte del Comune.
Fra le mostre personali ricordiamo: Galleria Annunciata, Milano, 1946 e 1950; con Rosai alla Galleria del Naviglio, Milano, febbraio 1950; Galleria Birch, Copenaghen, ottobre 1952; Galleria Per, Oslo, gennaio 1953; a Boston, San Francisco e altri cinque musei nordamericani nel 1953; Galleria del Milione, Milano, giugno 1954.
Muore a Milano il 13 agosto 1961.
L’indagine critica e le mostre postume hanno confermato il rilievo che spetta a Sironi fra i massimi artisti: Biennale di Venezia, 1962; Londra, 1964; disegni politici, Torino, 1964; tempere e disegni, Milano, 1967; Palazzo Corsini, Firenze, 1969; Palazzo Reale, Milano, 1973 e 1985; Les réalismes 1919-1939, Centre Pompidou, Parigi, 1981; disegni inediti, Udine e Siracusa, 1985; Padiglione dell’Artigianato Sardo, Sassari, 1985; Iseo, 1988; Städtische Kunsthalle, Düsseldorf e Baden Baden, 1988; Galleria Civica d’arte contemporanea, Marsala, 1989. A Mario Sironi. Il mito dell’architettura, è stata dedicata nel 1990 una approfondita esposizione al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano; qui, nel 1992, in occasione della mostra L’idea del classico 1916-1932 Sironi ha avuto posto di rilievo. Alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, si è tenuta la rassegna più ampia e completa del maestro, a cura di Fabio Benzi, dicembre 1993-febbraio 1994.
Fondamentali le monografie di Agnoldomenico Pica, Edizioni del Milione, Milano, 1962 (ristampa riveduta); Marco Valsecchi, Editalia, Roma, 1962; Gino Traversi, Disegni, Ceschina, Milano, 1968; Raffaele De Grada, Club Amici dell’Arte, Milano, 1972; Sigfrido Bartolini, L’opera incisa, Prandi, Reggio Emilia, 1976; Francesco Meloni, 182 titoli disegnati da Mario Sironi, Bertieri Istituto Grafico, Milano, 1985; Fortunato Bellonzi, Electa, Milano, 1985; Fabio Benzi-Andrea Sironi, Sironi illustratore, catalogo ragionato, De Luca, Roma, 1988; Mario Penelope, Il Cigno Galileo Galilei, Roma, 1990.
Ampio significato storico rivestono i suoi scritti teorici e polemici; incisive le sue recensioni connotate da spirito critico vagliato sulle proprie esperienze; di intenso impasto emotivo, senza compiacenze letterarie e frutto di incessante ricerca della verità nascosta al di sotto del reale, tanto simile alla sua pittura, la corrispondenza, gli appunti privati, in parte pubblicati nel volume curato da Ettore Camesasca, Scritti editi e inediti, Feltrinelli, Milano, 1980, con accurata biografia e bibliografia.

 

Oretta Nicolini, Mario Sironi. La visione drammatica, Edizioni Il Ponte Firenze 2002
 

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