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Roma London Paris

a cura di

ANDREA ALIBRANDI

14 febbraio - 18 aprile 2004

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ROMA Franco Angeli, Gianfranco Baruchello, Enrico Castellani, Mario Ceroli, Tano Festa, Renato Mambor, Mimmo Rotella, Mario Schifano.
LONDON Peter Blake, Gilbert & George, Richard Hamilton, David Hockey, Allen Jones, Peter Phillips, Richard Smith, Joe Tilson.
PARIS Arman, César, Christo, François Dufrêne, Raymond Hains, Alain Jacquet, Daniel Spoerri, Jacques Villeglé.
 

Roma London Paris ha raccolto le opere di ventisei artisti operanti nelle tre capitali europee a partire dalla metà degli anni Cinquanta. È una commistione di stili, situazioni e momenti che, se appare una stridente e divertita accumulazione di opere, tenta invece di offrire un’idea della situazione artistica nelle tre capitali europee dopo la negazione – attraverso l’azzeramento della pittura nella superficie monocroma – delle esperienze informali dell’immediato dopoguerra, che si erano ormai trasformate in accademia.
In ognuna di queste aree le nuove generazioni risentono del clima che si sta aprendo; è quello della società dei consumi, delle nuove tecnologie: l’elettrodomestico entra nella vita di ogni giorno, mutandone profondamente le condizioni.
Si è spesso associato questo momento artistico con il termine di Pop Art, per indicare il riferirsi dell’arte “colta” alla cultura popolare, alle immagini promosse dai nuovi mass-media. Ma l’essere partecipe di aree socio-economiche così diverse, portò ogni artista a operare in modo diverso, secondo il proprio sentire, in riferimento anche alla tradizione culturale e artistica in lui radicata, con cui doveva confrontarsi.
Attraverso un proprio linguaggio, questi autori, negando le caratteristiche esistenziali, introspettive, la dedizione al gesto e alla materia della pittura informale, l’hanno sradicata. Il risultato è stato o un abbandono aprioristico della pittura, tramite il rinvenimento di materiali e oggetti prelevati dall’esterno, nella tradizione dada e duchampiana, talvolta attraverso il recupero del collage di derivazione cubista; oppure il fare della pittura un medium freddo, metallico, con  cui riconquistare  gli elementi della realtà quotidiana.

In Europa il termine Pop, si può utilizzare con un significato preciso soltanto per gli artisti britannici, che lavoravano a Londra già a partire dalla metà degli anni Cinquanta (Paolozzi, Hamilton). Vengono qui presentati alcuni artisti che dalla fine di quegli anni ruotarono intorno al Royal College, seguendo l’indicazione Pop lanciata da Richard Hamilton nel famoso Collage presentato nel 1956 alla mostra This is Tomorrow, nella Whitechapel Art Gallery, fino all’esperienza fotografico concettuale di Gilbert & George.
Per Roma la mostra muove fondamentalmente dalla cosiddetta “Scuola di Piazza del Popolo”, con l’inserimento di Castellani e Baruchello, che rappresentano in direzioni opposte un superamento della pittura dal suo interno.
Per Parigi si concentra su parte degli artisti che si raccolsero attorno alla definizione di Nouveaux Réalistes, coniata nel 1960 da Pierre Restany – in occasione della mostra tenutasi a Milano alla galleria Apollinaire – che aveva raccolto, accanto ai decollagisti francesi, cui affianca Rotella, un nucleo di autori che lavoravano sui materiali di recupero e sull’assemblage.  

Non esiste un unico vero collante, ma infiniti, inestricabili punti di contatto tangono l’un l’altro questi artisti che, operando a partire dalla fine degli anni ‘50, primi ‘60 nelle tre capitali europee, legate da una complessa situazione internazionale di continui e mutui scambi culturali, hanno lavorato Per il felice clima degli anni Sessanta, riprendendo il titolo di un dipinto di Tano Festa del 1968.
 


 

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