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Mosconi Davide

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Davide Mosconi nasce a Milano nel 1941. Iscritto al Conservatorio G. Verdi di Milano dove studia pianoforte e composizione, si diploma nel 1960. L'anno seguente si trasferisce per due anni a Londra dove studia fotografia al London College of Printing. Frequenta l'ambiente musicale d'avanguardia. La musica che esegue é già “contemporanea”. Jazzista noto fin dagli anni sessanta, passa alla musica sperimentale, performativa, ambientale. Nel '63 torna a Milano, ma l'anno seguente si trasferisce per tre anni a New York, dove lavora come assistente di Richard Avedon e di Hiro.
Dal punto di vista artistico, i suoi esordi si annoverano nell'ambito dell'antidesign, collabora infatti con Ugo La Pietra e il gruppo Global Tools (che fonderà nel '74): vicino alla sperimentazione radicale del contesto Fluxus di Milano Poesia, ma compagno di strada dell’ironico e giocoso Bruno Munari.
A Milano, nel 1967, tiene la sua prima personale alla Galleria Il Diaframma, Il sogno di Davide. Nel 1968 forma il “Quartetto” con Gustavo Bonora, Marco Cristofolini ed Enzo Gardenghi, con i quali organizza una serie continua di concerti dal vivo, eventi privati e registrazioni in studio. Nel '69 fonda lo studio fotografico e grafico “Studio X”, presso il quale realizzerà negli anni a seguire campagne pubblicitarie, servizi di moda e di costume. Nel 1970 progetta e realizza il libro fotografico Design Italia ’70. Nel 1972 partecipa alla mostra Italy: The New Domestic Landscape al MoMA di New York con il cortometraggio Something to belive in; due anni dopo è tra gli artisti di Fotomedia, mostra itinerante tra Dortmund e Milano, curata da Daniela Palazzoli. Continua la ricerca musicale attraverso la performance, la collaborazione con altri musicisti, l’improvvisazione e l’invenzione di strumenti inediti. Nei primi anni Ottanta comincia a lavorare su invito della Polaroid con la nuova macchina oversize 51x61 cm. Nel 1984 presenta In morte del padre la serie dei cinque “trittici”, per cui riceve il premio Polaroid; nel 1997 gli viene conferito il primo premio per la fotografia d’arte dal prestigioso International Center of Photography di Londra. In questi anni si concentra su procedimenti artistici affidati al caso e all’istante, lavorando sui concetti di “contemporaneità” e “casualità”: i due lavori più importanti che ne scaturiscono sono le serie fotografiche Disegnare l’aria e Polveri. Muore nel 2002.

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