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Mauro Staccioli

sculture e progetti

a cura di

ANDREA ALIBRANDI

2 ottobre - 27 novembre 2004

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Mauro Staccioli ha progettato per la galleria e realizzato in loco due sculture in legno e cemento: la prima, Firenze 2004, situata all’ingresso, si confrontava con l’antico soffitto decorato; la seconda, Uguale e contrario, posizionata quale contrafforte nella parte finale dell’ambiente. Alle due sculture site specific  sono stati affiancati un nucleo di grandi disegni a partire dagli anni novanta e alcune sculture di piccole dimensioni.


«Le esperienze che ho compiuto e compio mi inducono a ripensare, riflettere, sulla mia personale vicenda artistica e il pensiero sulla storia culturale della mia terra è diventato sempre più frequente. Molto spesso ripenso la mia terra da lontano, rivedo cose e luoghi… ripenso ai passaggi formativi miei e della storia del mio Paese. Rispondere ai quesiti degli studenti di una università di Seul o Taiwan, di Los Angeles, San Francisco o, recentemente, di Puerto Rico, mi “costringe” a riconsiderare i motivi che generano il mio lavoro: dove risiedono? da dove derivano? come si formano le mie sculture? Nel caso presente risponderei che questo intervento appartiene ad antiche sedimentazioni della mia esperienza, al mio personale vissuto. Il tempo, infatti, è sempre stato presente nei miei lavori dove lo spazio è agito, dove il rimando al tempo della storia ma anche al tempo dell’attraversamento è evidente. Qui a Firenze, il mio “segno contestuale” è dichiaratamente dentro una storia che è, anche, storia personale.

In questo lavoro di Firenze, la scultura triangolare agisce sul luogo assumendone gli spessori storici e culturali, gli equilibri, le misure, le morfologie proprie della città. La scultura si fa “luogo del pensare”, elaborazione di forma, ove il rapporto con l’opera diventa misura del pensiero sul nostro essere e stare nel luogo (nel mondo). La scultura si fa pensiero.

Quello che cerco di cogliere, nel luogo ove la scultura si situa, è la storia del luogo stesso. La scultura, quindi, assume il senso di un’architettura germinale nella quale gli elementi costitutivi rimandano ai motivi del pensare e del ricordare il tempo, specialmente qui a Firenze, dove ho pensato al luogo come generatore di esperienza, quindi di pensiero, di riflessione sull’essere e stare nel luogo, con tutto ciò che ne consegue.

In questo periodo si stanno rendendo evidenti i tratti costitutivi della mia formazione che, col passare del tempo, si manifestano con maggiore evidenza. Il paesaggio, i luoghi del medioevo più che quelli del rinascimento: il paesaggio della misura – la misura del corpo –si presenta con tutta evidenza con il rinascimento ma è il medioevo il momento storico in cui la nostra società elabora quelle forme sociali, culturali e politiche che arrivano fino a noi. Penso all’epoca dei Comuni, dei palazzi comunali, delle logge dei mercati, all’organizzazione dell’agricoltura…
Ritrovo evidente nel mio lavoro l’ordine dato ai campi e non solo. Ma sto lavorando per ritrovare una dimensione estetica, una riqualificazione dell’ordine e della forma del fare capace di evidenziare un ordine riconoscibile dello stare insieme e del vivere; una dimensione che sta nel bisogno di ritrovare il senso etico del rapporto tra noi e i luoghi. La scultura può contribuire a quell’ordine nuovo di memoria gramsciana di cui si sente il bisogno.
Penso di aver compiuto, negli ultimi lavori di questo periodo, un passo nella direzione di una ricerca calata nelle problematiche della nostra modernità: lavorare sulla riorganizzazione del senso di una scultura capace di ritrovare una sua ragione di essere segno e luogo».
Mauro Staccioli, Firenze 2004 (testo in catalogo), Edizioni il Ponte, Firenze 2004
 

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