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Mario Sironi

la visione drammatica

a cura di

LUIGI CAVALLO

5 ottobre - 30 novembre 2002

 

La galleria Il Ponte ha ospitato nel suo spazio un’importante  mostra dedicata a Mario Sironi. Ordinata da Luigi Cavallo, la rassegna si è composta di oltre 30 opere, fra dipinti e disegni, distribuite perlopiù dagli anni ’30 agli anni ‘50.

 

«Quanto le energie creative di Sironi fossero ampie e profonde, come il suo ritmo formale fosse unitario e anticipatore di importanti linguaggi espressivi, l’informale a esempio, lo si può constatare anche scorrendo un’esposizione come questa, di non molte pagine, ma talune di cospicuo significato, tra le quali Nudo seduto, n. 3; Case sotto la montagna, n. 5; Composizione con due figure, n. 7; Paesaggio con montagna e vela, n. 11; Scena con due figure, n. 14; Paesaggio con tempietto, n. 17; Composizione, n. 18; Composizione con albero, n. 26 (i riferimenti sono alle tavole del catalogo).
Fogli e tele che sono tracce, anche tematiche, di un viaggio tormentoso, compiuto da Sironi con intatto spirito di ricerca e sensibilità acuta del tempo, anzi con l’urgenza di osservare, evocare, tenendo un larghissimo orizzonte culturale. Elementi di una riflessione estetica, di un libro che è insieme scaturito dalla vita, la partecipazione critica degli avvenimenti contemporanei, e dalla memoria; dall’esistenza contingente e dalla storia che è paradigma della civiltà occidentale.
Anche dai soli documenti di pittura qui raccolti si può considerare quale sia il fuoco centrale del lavoro di Sironi: la materia, la materia costituzionale dell’opera.
Spessori e sovrapposizioni, colori imbevuti d’impasti che rendono febbrili le superfici, che avvampano la forma o la sprofondano e la rabbuiano facendo scoccare improvvisi colpi, lampi d’acciaieria.
Una materia che modella la consistenza fisica della vita; talvolta sembra sfaldarsi sotto i nostri occhi, talvolta dà l’illusione d’essere immobile, smaltata, fusa nel bronzo.
Non un invito alla contemplazione, compiacenze di bella pittura filante, ma un fraseggio teso, arrovellato, sussulti provocatori di bianco e di nero, luci che animano la pagina internamente, colori che sorgono dietro la materia, come se una porzione di esistenza, il dolore, la solitudine, la desolazione e l’amore stesso si fossero depositati in essa anche con assurde ed estreme parole, o frammenti di suono, tirati da pennello e spatola fino alla rottura del tessuto pittorico, quasi a spingere oltre il perimetro dell’opera e far continuare al di là dello spazio ridotto il senso dell’immagine.
Non vi sono zone di riposo nei dipinti e nei disegni, o meglio ogni zona è percorsa da brividi e intuizioni formali traboccanti, toccata da incessante urgenza di portare in vista un impetuoso torrente di idee, quella linfa creativa che tiene vivissimo Sironi anche quando la tragedia, «macerie e paure», la condizione della sconfitta e la morte lo sovrastano. Come colata lavica la materia si espande sulle superfici, le corrode, le corrompe; diventa flusso impenetrabile nel quale l’autore trova una sorta di rifugio o magari di nascondiglio.
Nei momenti di collasso sociale, quando non può reggersi il rapporto tra scelta individuale e azione collettiva, Sironi grandeggia con la sua indipendenza e se vogliamo con la sua forza irrazionale di creatore che all’arte, solo all’arte consegna la sintesi del suo pensiero: decorare con ricchezza che non risparmia energie spirituali e umane, che supera confini e convenzioni, decorare di segni e di forme l’epoca nostra; interpretare i conflitti spesso impenetrabili del tempo e dell’uomo senza sottrarsi alle condizioni, ai contesti, alle contraddizioni e alle devastanti verità.
Sironi esplora, rappresenta nella nostra moderna cultura le strade impervie sulle quali ha camminato l’uomo del XX secolo, come presso il vulcano, sotto la minaccia dell’annientamento; ha veduto le figure della vita e della morte nella città, come poco prima che venisse rasa al suolo.»

(Da Luigi Cavallo, Mario Sironi. La visione drammatica, Edizioni Il Ponte Firenze 2002)
 

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