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Louise Nevelson

collages

a cura di

ANDREA ALIBRANDI e MAURO PANZERA

8 maggio - 25 luglio 2009

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La galleria Il Ponte presenta a Firenze la prima mostra interamente dedicata ai collages di Louise Nevelson.

 
In parallelo con la galleria Mara Coccia arte contemporanea di Roma (21 aprile – 3 luglio 2009) ed in collaborazione con la Fondazione Marconi di Milano, vengono esposte e pubblicate 60 opere, dal 1959 al 1986, provenienti dalla Estate Nevelson, che rappresentano la prima ampia visione del suo lavoro “in piano”.

 

L’artista russa naturalizzata statunitense (Kiev 1899 – New York 1988), in vita non ha mai voluto ordinare un’esposizione di queste opere, che evidentemente considerava come un personale e intimo processo creativo, dove nascevano e si sviluppavano le intuizioni, i ritmi e le modulazioni delle grandi sculture tridimensionali.
Nevelson, in più di un’occasione, afferma che il suo modo di pensare è “da collage”. Elimina il confine tra pittura e scultura: nei suoi lavori infatti lo spazio spesso non è distinguibile dalle superfici, che sono manipolate in modo da suggerirlo. Gli elementi costitutivi non sono né ready–made, né sono modellati secondo esigenze compositive: è semplicemente la natura di cosa l’artista sta realizzando che suggerisce quale tipo di materiale usare. Nevelson preferisce lavorare con tutti gli elementi insieme, senza fare schizzi preparatori, ma sviluppando l’impianto costruttivo attraverso le diverse combinazioni di sagome lignee e frammenti di oggetti. Trova così istintivamente i corretti incastri nelle sculture, mentre le compone.
Questi collage offrono quindi la rara opportunità di penetrare nello sviluppo del suo fare, costantemente teso a indagare ed esplorare le caratteristiche di questi object trouvé, affascinata com’era dalla natura dei materiali e dalle loro forme. Tavole che, composte da una grande varietà di stoffe, colori, metalli, carte vecchie e spiegazzate, legni, includono sorprendenti tocchi di colore e rivelano il processo di “spontanea” creazione caratteristico dell’artista.
Nella mostra vengono presentate anche alcune sculture che fanno da contrappunto ai collages, fornendo così una lettura più organica della complessa opera di questa scultrice.
Louise Nevelson si forma come scultrice presso la Art Students League di New York dal 1928 al 1930 e poi a Monaco con il pittore Hans Hofmann. I suoi lavori scultorei degli anni Trenta e Quaranta risentono dell’influenza di cubismo, surrealismo, costruttivismo, dada e della suggestione avuta dallo studio della civiltà precolombiana e del totemismo della cultura azteca da lei conosciute durante i suoi viaggi in Messico e in Sudamerica. Nei primi anni Cinquanta inizia a lavorare con il legno, attività che la porterà a realizzare alla fine del decennio i suoi famosi “muri scultorei”, assemblaggi a sviluppo verticale di contenitori riempiti con elementi di scarto della lavorazione del legno e oggetti di varia natura, dipinti uniformemente di un solo colore: nero, bianco, oro. Crea così delle sculture frontali di cui lo spettatore può esplorare singole parti o meravigliarsi della imponente struttura e dell’armonico rispondersi di tutti i frammenti che la compongono.
 

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