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Gastini Marco

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Marco Gastini nasce nel 1938 a Torino. Frequenta il Liceo Artistico e poi la Scuola di Pittura dell’Accademia Albertina di Torino, con una precedente esperienza formativa tecnico-professionale nel laboratorio del padre marmista. I suoi esordi pittorici avvengono in un clima tardo informale, per passare ad una pittura meno materica espressa in nudi femminili o paesaggi, presentati da Paolo Fossati e Enrico Crispolti nelle prime personali del 1967 e 1968 alle gallerie La Steccata di Parma, Il Girasole Arte Contemporanea di Roma e Pozzi Arte Contemporanea di Novara. Alla fine degli anni sessanta, l'indagine sul segno, la presenza spaziale, l’azzeramento cromatico, lo portano ad una personale ricerca sulla pittura con sperimentazioni dalle tele dipinte a spray (Paesaggio, Galleria Il Punto di Torino, 1968) agli smalti e ai floccaggi su plexiglas, legno o vedril (Linea d’aria, Salone Annunciata di Milano, 1969). La pittura si addensa su vetri, neon o cassette di plexiglas in macchie di colore di piombo e antimonio. Nei primi anni settanta, fra i pionieri della “pittura analitica”, si inseriscono lavori su parete, rigorose quadrettature e tracciati elementari in polvere di cemento, carboncino o conté (18 x 18 / 3 rossi + 1), preceduti da lastre progettuali in durcot su plexiglas (Progetto per parete); l’artista non perde di vista la tela, intervenendo con segni minimali che constatano lo spazio, lo misurano attraverso semplici geometrie (Acrilico n. 5, 10/1, AYZ), mentre ancora sui plexiglas graffiati il gesto “vive” e si rivela sul supporto invisibile. La sperimentazione procede con l’utilizzo del pigmento “pearl white”, madreperla, dal 1977 applicato su tele, carte o sul muro, rappresentando l’uscita dal “non colore”. In questo anno l'artista tiene la prima personale alla John Weber Gallery di New York - con la quale collabora per molti anni a seguire - cui sempre all'estero ne seguono molte altre fra gli anni settanta e gli anni ottanta, da Argès e Baronian di Bruxelles, a Annemarie Verna di Zurigo, D + C Mueller-Roth di Stoccarda, a Walter Storms di Monaco di Baviera. Personali e collettive si alternano costantemente in Italia e all'estero i decenni successivi. Si citano quelle allo Studio Grossetti di Milano, alle gallerie Primo Piano e Sperone di Roma, a Il Banco di Brescia, alla Christian Stein di Torino. Del 1976 é la prima monografia di Paolo Fossati, edita proprio da Christian Stein, cui seguirà quella del 1988 per le Edizioni Essegi di Ravenna. Ancora nel '76, Gastini partecipa con una sala personale alla XXXVII Biennale di Venezia. Filiberto Menna recensisce la personale alla Galleria E Tre di Roma (1977) e Pier Giovanni Castagnoli quella allo Studio G7 di Bologna (1979). Alla fine del decennio la pittura ormai sconfina dalla superficie della tela, della carta o degli altri supporti, e conquista la parete; al contempo, l'utilizzo di deiversi materiali quali la pergamena, il vetro, i metalli quali ferro, rame e stagno, gli elementi organici come il carbone, i vegetali simili a carrube, ed in seguito la pietra, siglano la sua cifra stilistica (il suo linguaggio artistico). All'inizio degli anni ottanta viene recuperato il colore, l'impasto pittorico più complesso, materico e cromaticamente acceso, con pigmenti e leganti. In questo decennio, e a seguire, tante le personali e collettive in Italia e all'estero che ne confermano la fama artistica: nel 1982 partecipa nuovamente alla XL Biennale di Venezia ed esce la monografia di Tommaso Trini. Ancora, la Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco di Baviera ospita la sua prima grande retrospettiva, a cura di Helmut Friedel; seguono la personale alla Galleria Civica di Modena (1983), accompagnata da un catalogo con testo critico di Flaminio Gualdoni, e al PAC di Milano (1984). In questo periodo Gastini realizza opere di imponenti dimensioni: del 1987, a Castel Burio, é La nave vichinga solca i filari, installazione site-specific all’aperto e in stretto dialogo con l’ambiente, e del 1988, a San Gimignano, in Piazza Pecori Il sogno respira nell’aìre. Lavori in grande scala anche negli anni novanta, cui si affianca una serie di opere caratterizzate dall'uso del ferro, che vedono un susseguirsi di esposizioni in Nord Europa, Italia e oltreoceano: Galerie Branstetter & Wyss, Zurigo, John Weber Gallery, New York (1990); Studio La Città, Verona (1991); Galleria Civica d'Arte Moderna, Bologna (1992, con testo critico di Pier Giovanni Castagnoli); Galleria Civica di Arte Contemporanea, Trento (a cura di Danilo Eccher), Kunstverein, Francoforte e Sangallo (1993, a cura di Peter Weiermair, Petra Kirchberg, Roland Waspe); Studio G7, Bologna (1996); Galleria Il Cenacolo, Trento (1999). Il nuovo secolo conta, tra le varie, la retrospettiva alla GAM di Torino (Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti) e la Städtische Galerie im Lenbachhaus di Monaco (2001), a cura di Pier Giovanni Castagnoli e Helmut Friedel; quella al CAMeC di La Spezia e alla Kunsthalle di Göppingen presentata da Bruno Corà e Werner Meyer (2005). Per le gallerie private, si citano le personali alla Galleria dell’Oca di Roma (2005), alla Otto Gallery di Bologna (2006), alla Galleria 2000 & Novecento di Reggio Emilia (2007), alla Galleria Giorgio Persano di Torino (2008), alla Galleria dello Scudo di Verona (2008-09), alla Galleria Progettoarte-elm di Milano (2012), alla Galleria Antonella Cattani Contemporary Art di Bolzano (2014), alla Galleria Il Ponte di Firenze (2016). Gastini realizza installazioni nella chiesa di San Giacomo a Treville (2005) e nel bosco di Bossolasco (2008); a Torino, per Luci d’Artista, dal 2009 (permanente) un tappeto di segni blu a neon modellato si irradia verso il soffitto della Galleria Subalpina.

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