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Fabio Cresci e Stefano Tondo

una ciliegia sul tram

a cura di

LAURA VECERE

4 - 29 marzo 2008

Fabio_Cresci.jpg Stefano_Tondo.jpg

Una ciliegia sul tram è un frammento tratto da un verso del poeta russo Osip Mandel’stam, dove la ciliegia appare come  l’estrema, fragile epifania della bellezza, pienezza e dolcezza della vita anche quando la vita sta per essere negata: Mandel’stam venne ucciso per una poesia.

 

Il lavoro è immagine trasfigurata metaforicamente di un processo portato avanti nel corso di ripetuti incontri avvenuti tra gli artisti, la curatrice e gli ospiti temporanei dello studentato internazionale di Rondine, la cittadella della pace presso Arezzo, che accoglie e sostiene agli studi universitari giovani provenienti dalle aree di conflitto del pianeta.
Gli artisti hanno elaborato e prodotto un lavoro autonomo ma complementare che si presentava in galleria come un unico corpo costituito da parti distinte. Un tratto rilevante del progetto consisteva senza dubbio nel fatto che i lavori, sebbene perfettamente distinti e strutturalmente indipendenti, si integravano perfettamente a formare un corpo unico.

 

Il centro della sala è occupato da un gruppo di aste e di bandiere sparpagliate a terra come in un gioco di sciangai ma l’effetto del lavoro  di Fabio Cresci  non è né giocoso né ironico. Le bandiere , in quanto segni di appartenenza, indici di nuove o antiche territorialità  e loro ideali confini  sono negate, aggrumate in nodi.  I vessilli sono quegli stessi che costeggiano la piccola salita che porta all’abitato di Rondine e rappresentano le diverse nazionalità di provenienza dei suoi ospiti.

 

Sulle pareti della stessa stanza sono disposti, in ordine sparso, una costellazione di altoparlanti a suggerire una geografia di suoni. Dal brusio di sottofondo si isolano le singole voci degli studenti di Rondine mentre raccontano le loro vicende, rispondono alle domande poste, propongono le loro riflessioni, illustrano  i loro punti di vista. Stefano Tondo, costruisce così  un  secondo livello di lettura dal timbro di natura più intima e individuale rispetto alle bandiere che rappresentano situazioni collettive, nazionali. L’inflessione della voce, il suono della stessa, una volta eliminata la mediazione visiva, rivela, anche senza la volontà di chi parla, il suo stato psico-emozionale, fatto di respiro, pause, accenti, oltre che, ovviamente dei contenuti espressi.

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