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de Pisis Filippo

 

Luigi Filippo Tibertelli nasce a Ferrara nel 1896, terzo di sette figli; fra gli antenati un Filippo Tibertelli da Pisa o de Pisis, capitano di ventura al servizio degli Estensi.
I primi studi, come i suoi fratelli, li compie a casa; il prof. Domenichini è il suo insegnante di disegno e con lui de Pisis inizia anche a dipingere. Frequenta poi le scuole pubbliche fino a conseguire la licenza ginnasiale.
Quando, nel 1906, la famiglia si trasferisce a Palazzo Calcagnini, il giovane ha a disposizione  alcune stanze che arreda a suo gusto: vi dispone il «museo», raccolta dei vari oggetti che colleziona, dai libri antichi alle farfalle ai cocci graffiti; si cimenta con la letteratura, scrivendo novelle e poesie.
Nel 1916 conosce Giorgio de Chirico e Savinio, suo fratello, rientrati dalla Francia per prestare volontario servizio militare, e destinati a Ferrara. Oltre ai de Chirico, frequenta il poeta Corrado Govoni che scrive la prefazione al suo libro di prose liriche I canti della Croara. Nello stesso anno pubblica Emporio, recensito favorevolmente da Giovanni Boine. Nel 1917 anche Carlo Carrà, soldato a Pieve di Cento, entra in rapporto con Giorgio de Chirico che andava elaborando in teoria e in pratica la pittura metafisica.
A Bologna, dove frequenta l’Università, de Pisis intrattiene rapporti con Binazzi, Raimondi, Bacchelli, Meriano, Marino Moretti e con il pittore Giorgio Morandi. È in corrispondenza fra gli altri con Tristan Tzara e con Ardengo Soffici. Scrive articoli eruditi e recensioni di mostre d’arte. Pubblica Mercoledì 14 novembre 1917 (1918), Prose e Il Signor Luigi B. (1920).
Nel 1920 tiene a Roma, presso la casa d’arte Bragaglia la prima mostra di disegni e acquarelli; a fine anno a Bologna si laurea in lettere.
Nel 1921 con il trasferimento a Roma si apre per de Pisis un periodo di rinnovati interessi che fanno rapidamente maturare le sue doti creative e le sue qualità di pittore. Nel 1923 pubblica La città dalle cento meraviglie, Edizioni Bragaglia. Nel 1924, prima di partire per Parigi dove risiederà fino al 1939, tiene a Roma una mostra personale nel ridotto del Teatro Nazionale.
A Parigi de Pisis trova un ambiente quanto mai congeniale, la città lo affascina e lo stimola, architettura e natura si fondono nella sua pittura che si arricchisce di luce, leggerezza e libertà di tocco. Quasi ogni anno trascorre i mesi estivi in Italia, a Rimini o in Cadore, tra Fiera di Primero e Cortina d’Ampezzo.
Nel 1928 per le Editions des Chroniques du Jour viene edita la prima monografia sul pittore con testo di Waldemar George.
Nel 1930 personale a Milano. Partecipa a Biennali e  Quadriennali; piccola monografia con testo di Sergio Solmi nella collana Arte moderna italiana (Hoepli, 1931).
Nel 1933 soggiorna a Londra, dove si reca per dipingere e visitare i musei. Nel 1935, di nuovo a Londra, tiene una personale alla Galleria Zwemmer, che ha buon successo. È ospitato nello studio di Vanessa Bell, sorella di Virginia Woolf.
Nel 1937 esce un libro sulla sua pittura con testo di Paul Fierens nella collana Art Italien Moderne, curata da Gualtieri di San Lazzaro.
Nel 1939 pubblica Poesie presso la Libreria internazionale Modernissima di Roma.
Per lo scoppio della guerra rientra in Italia; dopo brevi soggiorni a Venezia, Rimini, Bologna e Roma, si stabilisce a Milano, via Rugabella 11. Diversi altri artisti risiedono nel caseggiato a fianco, il n. 9: Marino Marini, Cantatore, Borra, Salvadori, l’architetto Mancini, lo scrittore Sinisgalli. Mostre personali e collettive a Milano e in altre città. Sala personale nel 1942 alla XXIII Biennale di Venezia. Nell’agosto 1943 il bombardamento di Milano lo induce a lasciare la città e a trasferirsi a Venezia. Si sistema nello studio di San Barnaba, mentre viene approntata anche la casa in San Bastian.
De Pisis vive immerso nel clima sospeso della città lagunare, gode la ricchezza leggiadra dei suoi monumenti, a contatto con gli artisti del Sei e Settecento che tanto ha amato. La sua pittura si spoglia così di qualsiasi rigidità, tutto appare come fatto di acque colorate, di luci, le architetture dei paesaggi, gli oggetti, e pure i corpi dei giovani modelli: ne resta ormai solo la traccia diafana, emozionante, un’evocazione lirica e struggente.
Nel 1947 torna a Parigi con la nipote Bona, che da due anni vive con lui a Venezia. Sala personale alla Biennale di Venezia del 1948. Si manifestano i primi sintomi della malattia nervosa che non smetterà più di tormentarlo.
Nel 1949 viene ricoverato a Villa Fiorita, la clinica di Brugherio, presso Monza, dove con brevi interruzioni rimarrà fino alla morte. Qui, nella serra, gli viene allestito una specie di studio, dove il pittore potrà continuare a dipingere quadri e acquarelli trasparenti come i vetri opachi che lo circondavano, fragili ricordi di una vita vissuta senza risparmio di emozioni.
Nel 1951 grande mostra a Ferrara, Castello Estense con prefazione in catalogo di Giuseppe Raimondi che firma pure il testo per il catalogo della mostra alla Biblioteca Olivetti di Ivrea.
Filippo de Pisis muore a Milano il 2 aprile 1956.

Oretta Nicolini, Filippo de Pisis. Natura e contaminazione umana, Edizioni Il Ponte Firenze 2001
 

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