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Chiari Giuseppe

Senza_titolo, 1962, recto,_penna_a_sfera_e_matita_su_carta_da_musica,_32,5x23,7cm.jpg
SENZA_TITOLO,_1974,_china_su_carta_di_quaderno_a_righe,_20,2x15,2cm.jpg
SI_TRASFORMANO_OPERE_FIGUARTIVA,_1996,_penna_feltro_e_penna_su_carta,_37,7x25,4.jpg
I_TICKET_NON_SI_ACCETTANO,_2006,_penna_feltro_e_penna_su_carta,_50,1x35,2cm.jpg
TRE_QUADRI,_2006,_china_su_cartoncino_stampato,_24,1x33,2cm.jpg

VARIATIONS,_1973,__fotografia_in_bianco_e_nero_su_carta,_22x30,7.jpg
senza_titolo,_2006,_pianoforte,_ruota_di_bicicletta,_132x181x60_cm.jpg
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Giuseppe Chiari: Firenze 1926 - 2007.
Dopo il liceo scientifico e alcuni esami sulle materie matematiche alla Facoltà di Ingegneria, i suoi interessi vertono sull’arte nelle sue manifestazioni più ampie: architettura, letteratura, spettacolo, musica, moda.
Dedito agli studi di pianoforte (da sempre per l’artista strumento musicale per eccellenza, segno del conformismo sonoro e della sudditanza a precise leggi costruttive), nel 1947 crea con Giampiero Taverna il gruppo degli Amici del Jazz organizzando concerti.
Negli anni ’50 l’artista è impegnato su più fronti, dall’occupazione nella sartoria materna che seguirà per quindici anni, agli studi musicologici, e dà alla luce la sua prima composizione : Intervalli, scritta su pentagramma.
Il coinvolgimento nella sfera musicale è sempre più profondo, dedicandosi con conferenze, convegni e concerti alla diffusione della Musica Nuova, prima assieme al compositore Pietro Grossi col quale nel 1961 istituisce l’associazione Vita Musicale Contemporanea (costituita da artisti-musicisti che ricercano nuove sperimentazioni musicali), successivamente col Gruppo 70 (fondato con i poeti Eugenio Miccini e Lamberto Pignotti, Sergio Salvi e i pittori Antonio Bueno e Silvio Loffredo) col quale collabora dal 1963 a Firenze con ricerche sul valore visuale del testo. Lo spartito musicale non è considerato solo “come base per l’esecuzione del brano sonoro, ma anche come pittura da guardare, nella quale le note e la raffigurazione dei gesti diventano elementi visuali”.
Del ‘62 è la mostra-manifestazione musicale Musica e Segno ideata con Sylvano Bussotti e presentata a Roma alla Galleria Numero e, varcando anche le frontiere d’oltre Oceano, a Buffalo al Creative and Performing Art Center, segnando l’inizio da parte di Chiari di composizioni musicali basate sul segno e sulla parola scritta.
Nello stesso anno, sempre con Bussotti, presenta a Milano alla Galleria Blu la mostra Gesto e segno.
Questo decennio per l’artista è foriero di importanti nuovi contatti tra i quali quello con Metzger, che lo presenta al gruppo internazionale Fluxus. Dal ’62 partecipa ai Fluxus Festival europei (Festspiele Neuester Musik di Wiesbaden) e nello stesso anno esegue l’opera Gesti sul piano, performance di suoni ed immagini con note musicali accompagnate da gesti, parti integranti della partitura musicale, col risultato di un’opera d’arte in divenire. Col pianista Rzewski, esecutore spesso della sua musica (Teatrino, 1963, in prima mondiale al Judson Hall di New York durante l’Avant-Garde Festival e Strimpellare, 1965) condivide gli impegni attivi del gruppo da costui fondato per l’improvvisazione musicale - MEV, Musica Elettronica Viva.
La seconda metà di questo decennio segna per l’artista un nuovo momento del suo fare artistico in cui autopresenta se stesso e le sue opere: tralasciando l’attività di compositore con l’intento di abbattere con la propria partecipazione attiva il divario tra l’autore, l’esecutore, l’ascoltatore, il coinvolgimento dell’autore che usa la propria fisicità per comunicare con i gesti e l’autopresentazione, diventa parte costituzionale di questa opus.
“…Le opere, i concerti, le performances, le pagine di musica (una delle note del suo lavoro è proprio la dimensione “grafica”; lavora sulle partiture , realizza libri manoscritti, grandi fotografie, film, video, oggetti che usa appunto nelle sue “azioni-concerto”) sono operazioni compiute da un artista che recupera e stravolge le tecniche, i suoni ed i linguaggi e ne rivela i limiti”. Gli strumenti usati sono “strumenti di dialogo”.
L’artista inizia ad elaborare diversi “metodi per suonare”; il pianoforte, non più solo responsabile della produzione di suoni, diventa un oggetto-strumento che interagisce col corpo dell’autore.  
In questo periodo, per cinque anni, Chiari è redattore per La Nuova Italia. Vi affianca la collaborazione con riviste (“Letteratura”, Roma; “Collage”, Palermo) dove pubblica articoli e partiture musicali, talvolta raccolte in libri da lui stesso scritti a cominciare dal ’69 (Musica senza contrappunto; 1972, Senza titolo; 1973, Teatrino; 1974, Musica Madre) e tale attività gli varrà un sempre maggior prestigio nel panorama italiano ed internazionale.
Con le sue operazioni visive e musicali, attraverso il gesto, il suono, la fotocopia, il foglio, la carta, la stampa tipografica (materiali di facile diffusione per aggredire il sistema dell’arte, della comunicazione, delle istituzioni, tipica di Fluxus) e con strumenti “visualmente innovativi” abbatte le tecniche della pittura, della musica, della poesia.
Dal 1970 Chiari sperimenta nuovi mezzi espressivi: collage su fogli di carta, su spartiti musicali, su strumenti musicali, tavole di legno – con la successiva aggiunta di forti tocchi di colore. Gli oggetti, depauperati della loro prima funzione sonora, assurgono ad un ruolo visivo con una nuova peculiarità musicale.
Negli anni successivi l’artista lavora con intenso impegno all’esecuzione in prima persona delle sue composizioni (Gesti sul piano, Galleria Toselli, Milano; Suonare la stanza, Galleria Schema, Firenze, 1972; Suonare la città, Università di Architettura, Firenze, 1973; Gesti sul piano. Performance, Kunstler Haus, Berlino, 1982; Concerto per Luce, Modern Art Galerie, Vienna; Universidad de Bellas Artes, Madrid, 1983; Gesti sul piano. Concerto per pianoforte, Fundaciò  Antoni Tapies, Barcellona, 1994) e alla realizzazione di statements, scritte con nitidi caratteri, usando pennarello o china su carta o tela, da diventare vere opere concettuali.
E dagli anni Settanta fino ad oggi sviluppa un intenso programma espositivo in gallerie private e pubbliche con mostre personali e collettive (Galleria Toselli, Milano; Kunstverein, Hannover, 1973; Galleria d’Arte Moderna, Roma, 1980; Galleria Milano, Milano, 1986; Studio Oggetto, Milano, 1988 e 1992; Galleria Depardieu, Nizza, 2005; Galleria Il Ponte, Firenze, 2006) in musei d’arte contemporanea (Kunstmuseum Luzern, Luzern, 1973; Centr d’Art Contemporain, Ginevra, 1979; Museum of Contemporary Art, Chicago, 1993; Museum of Modern Art, San Francisco, 1994; Palazzo Fabroni, Pistoia, 2000 e 2004) e partecipando a manifestazioni nazionali ed internazionali (Documenta 5, Kassel, 1972; Biennale di Venezia, diverse edizioni, 1972, ’76 - mostra Attualità Internazionali 1972-76, ’78 Sezione Italiana, ’84 - rassegna Arte, Ambiente, Scene; VIII Biennale di Sidney, 1990) Chiari si rivela così protagonista dei linguaggi Fluxus e Concettuale.
A tal proposito, in particolar modo ancora si segnalano ed evidenziano le mostre al Salone di Villa Romana (1983), alla Galleria Vivita (1986) a Firenze, al Centro Culturale S.Leucio (1987) a Caserta, alla Galleria Chisel (1987) e alla Galleria Rosa Leonardi (1988) a Genova.
Nel 1989 partecipa al Fluxus Codex al Museo di Arte Moderna di New York e l’anno successivo ad Ubi Fluxus ibi motus agli Antichi Granai della Serenissima (Giudecca) di Venezia.
Del 1996 la sua mostra Conceptual Music, al Palazzo Rocca e Spazio Multimediale ex Chiesa di San Francesco a Chiavari.

 
 
 

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