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Bruno Gambone

oggetti 1965-1970

a cura di

ANDREA ALIBRANDI

testo in catalogo di                                

MARTIN HOLMAN                

coordinamento scientifico di

CAROLINA ORLANDINI

9 maggio - 25 luglio 2014

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La galleria presenta una mostra di Bruno Gambone, artista noto come ceramista che, fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Settanta, si era però dedicato esclusivamente alla pittura.  

Dopo essersi stabilito a New York, nel 1963, la sua pittura geometrica, sulla linea di certo Minimalismo statunitense, attraverso colori vividi e brillanti, acquisisce una volumetria che emerge fortemente dalla superficie pittorica. Fra il ‘66 e il ‘67 tale tridimensionalità prende corpo e acquisisce forte rilievo, sia attraverso strutture lignee dipinte, che con la realizzazione di volumi geometrici schiacciati contro la parete e rivestiti di tela. Nel 1967 a Milano, nella galleria del Cenobio, invitato dall'amico Alviani, realizza un ambiente di tele tensionate su strutture lignee, introdotto da un testo di Germano Celant. Prosegue poi su questa linea con opere che hanno le caratteristiche sostanziali della "pittura oggetto", così definita da Gillo Dorfles nel 1966, quando nella mostra a Roma all'Arco d'Alibert di Mara Coccia, presenta insieme a Fontana, i più giovani Castellani, Bonalumi e Scheggi. Soprattutto con gli ultimi due Gambone era legato da fraterna amicizia e unità d’intenti e insieme partecipano in quegli anni a numerose mostre e ad azioni artistico-teatrali.
Questo mondo di Bruno Gambone, pur citato negli studi sugli altri autori, si può dire che sia rimasto celato, per oltre quarant'anni, dalla sua ben più nota attività di ceramista, cui si dedica pressoché interamente poco dopo la morte del padre Guido (ceramista attivo fra il 1909 e il 1969).

La mostra, costituita da dieci tele estroflesse e da una grande opera ARA (1969) che impegna interamente il piano inferiore della galleria, corredata da un ampio e dettagliato catalogo, riporta alla luce questo complesso di opere e la loro storia. Si va così colmando una lacuna nella storia dell'arte contemporanea degli anni Sessanta, che rappresentano sicuramente un momento magico della creatività artistica italiana.

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