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Botta Gregorio

Amami_davvero,_2008-2014,_ferro_e_audio,_187x32x50__(Lorenzo_Gioielli_recita_una_poesia_di_Keats).jpg
Non_ancora_(II),_2012-2014,_ferro,_vetro,_carta,_187x32x50_cm_part.jpg
I_guardiani,_2013-2015,_nerofumo,_pigmenti,_ferro,_vetro,_182,5x30x14_cad..jpg
Senza_Titolo,_2015,_lino,_cera,_pigmenti,_vetro,__42x30_cm_cad..jpg
Offerta,_2015,_cera,_inchiostro,_piombo,_cera,_123x46x46_cm_e_33x33x2_cm_.jpg

Senza_Titolo_(Giotto),_2012,_vetro,_nerofumo,_lino,_cera,_acqua,_120x120x10_cm.jpg
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Beauty_that_must_die,_2009,_ferro,_acqua,_vetro,_75x120x70_cm.jpg
Io_sono_qui,__2015,_ferro,_piombo,_proiezione,_102x35x35_cm_.jpg
Young_English_Poet,_2013,_vetro,_ferro,_proiezione,_148x35x35_cm.jpg

Gregorio Botta nasce a Napoli nel 1953, ma ben presto (1960) si trasferisce con la famiglia a Roma, dove negli anni ottanta frequenta e si diploma all’Accademia di Belle Arti seguendo  il corso di Toti Scialoja.
Tra la fine degli anni ottanta e i primi anni novanta, la sua iniziazione artistica si rende pubblica con la partecipazione a mostre in diverse gallerie della città: la prima personale risale al 1991 alla Galleria Il Segno, con la quale intesse un vivace rapporto di collaborazione. In questi anni anche la critica si interessa al lavoro dell'artista, in occasione di Trasparenze dell’arte italiana sulla via della seta a cura di Achille Bonito Oliva, tenutasi a Pechino nel 1993, per la XII Quadriennale di Roma e la Biennale dei Parchi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, nel 1996 e nel 1998, e alla personale presentata nello stesso anno da Ludovico Pratesi all’Istituto Italiano di Cultura a Colonia. L’attività espositiva segue di pari passo una costante ricerca dell'artista sui materiali e sulla scelta di ricorrenti elementi archetipici.
Negli anni, oltre all’uso della cera, primaria nel suo lavoro, Botta si cimenta col fuoco, l'acqua, l'aria e il vetro, materiali presenti nella produzione di nuove opere, dando movimento e leggerezza a ogni suo intervento.
L'artista é anche molto sensibile al rapporto tra lo spazio e il fruitore, come si evince nella mostra Dove sei - opere 2005/2006, tenuta a Siena ai Magazzini del Sale nel 2006, dove il dialogo con l’ambiente circostante diventa esperienza quasi immersiva, forte anche dell’accompagnamento di musiche e video prodotti in collaborazione con il regista Felice Farina e con il musicista Luigi Cinque. Un approccio riproposto alla Fondazione Volume! nel 2009, sempre con Farina, e con il progetto site-specific per la mostra Rifugi, a cura di Guglielmo Gigliotti al MACRO di Roma nel 2012. Il rapporto con la storia, con il classico e con la memoria, da sempre presente, emerge con evidenza nella mostra Post-Classici curata da Vincenzo Trione nel 2013 presso il Foro romano e il Palatino a Roma. Ulisse, sito nello stadio di Domiziano, è una struttura di ferro animata dall’acqua, che richiama la struttura minima di una casa e le proporzioni del Tempio di Portuno.
La letteratura e l’uso della parola come materia viva da modellare si ritrovano nella mostra In Water a Palazzo Te a Mantova (2014). L’artista crea nove grandi lastre di piombo, incidendovi l’epitaffio del poeta inglese John Keats “Here lies one whose name was written in water” (qui giace colui il cui nome fu scritto nell’acqua).
Nel 2015 presenta alla Triennale di Milano Un’Altra Ultima cena a cura di Vincenzo Trione, dove partendo dal rituale dell’Ultima cena di Leonardo, attraverso la ricreazione di un suo cenacolo, sviluppa una riflessione sulla sacralità del nutrimento. Alla galleria Il Ponte di Firenze allestisce la mostra Ciò che resta, corredata dal Giornale della Mostra con un testo di Lea Mattarella.

Opere di Gregorio Botta sono nelle raccolte del Mart di Rovereto, del Musma di Matera, della Gam e del Macro di Roma, della Bce di Francoforte, del Ministero degli Affari Esteri alla Farnesina, alla Certosa di Padula (SA), e nella metropolitana di Napoli.

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