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Abitanti Ambienti 2007

Daniela De Lorenzo   Zoè Gruni   Kinkaleri

13 - 17 febbraio 2007

Raffaele Luongo   Franco Menicagli   Virgilio Sieni

20 - 24 febbraio 2007

a cura di

SILVIA LUCCHESI

Veduta d'insieme della mostra.jpg
Daniela_De_Lorenzo,_still_dal_video_Geotropico,_2007.jpg
Zoč_Gruni,_Copricorpo,_2007,_trittico_stampe_lambda_su_alluminio.jpg
Kinkaleri, still dal video West.jpg
Kinkaleri,West_video_still,_2007,_stampa_lambda_su_plexiglas.jpg

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Veduta d'insieme della mostra.jpg
Franco_Menicagli,_still_dal_video_A_modo_mio,_2005.jpg
Virgilio_Sieni,_still_dal_video_Family-Bratto_Ballet,_2006.jpg

La mostra Abitanti Ambienti, curata da Silvia Lucchesi, si è articolata in due consecutivi appuntamenti della durata di cinque giorni ciascuno  ed ha presentato i lavori di sei artisti: Daniela De Lorenzo, Zoè Gruni, Kinkaleri, Raffaele Luongo, Franco Menicagli e Virgilio Sieni. Sono personali visioni sul tema della relazione tra il corpo e lo spazio interpretate con l’uso di differenti mezzi, dal video alla fotografia all’installazione. Il proprio corpo, quello degli altri, le modificazioni del corpo abitano e si mettono in relazione ad ambienti domestici, collettivi quali la città, e ad habitat astratti, attraverso gesti quotidiani, privati e rappresentati.

  
Daniela De Lorenzo, fiorentina, ha presentato Geotropico, una doppia proiezione video inedita nella quale l’esile corpo di una danzatrice compie semplici azioni. Così come gli organi vegetali che hanno la proprietà ‘geotropica’ di orientarsi in una direzione corrispondente o contraria a quella della forza di gravità -le radici verso il centro della terra e i fusti in senso opposto- la danzatrice si erge da terra, e si muove ruotando il corpo piegato in avanti. Ma il montaggio a rovescio della ripresa genera una sorta di scarto interno al gesto, misterioso e spiazzante. Così il suo corpo appare pesante, la sua azione trattenuta, affaticata. La scena è un interno vuoto e silente che serra l’azione ripetuta in una visione schiacciata a sottrarre essenza volumetrica alla forma, mentre il suono del silenzio amplificato e rielaborato è plumbeo, carico.

 
La giovane artista pistoiese Zoè Gruni ha realizzato Copricorpo, un trittico fotografico che la ritrae mentre indossa tre sculture da lei cucite con la juta delle balle da trasporto. “Sono una donna e come un balla sono contenitore”, dice l’artista. Per questo ha scelto quel materiale ruvido, maleodorante e ingrato a lavorarsi. La sua figura viene quasi del tutto inglobata nella complessa costruzione degli strani abiti, e si trasforma in essere primordiale, animalesco, impudico alla luce fredda di un paesaggio immoto e senza tempo.

 

Il nuovo lavoro fotografico del gruppo toscano di teatrodanza Kinkaleri, realizzato appositamente per questa occasione, è formato da stills tratti dai primi otto video del progetto WEST. Work in progress iniziato nel 2002 e che si concluderà nel 2007, WEST è un percorso di considerazione dell’Occidente attraverso le ‘spoglie’ di un atto ripetuto davanti ad una videocamera: anonimi abitanti vengono filmati in contesti urbani mentre cadono ‘come morti’. I set sono le strade e le piazze di dodici città scelte come icone della cultura occidentale, dove ‘occidentale’ più che nell’accezione geografica è da intendersi quale modello economico-antropologico dominante, e comprendono ad oggi le riprese realizzate a Parigi, Roma, Amsterdam, Atene, Berlino, Bruxelles, Vienna, Londra, alle quali nel novembre 2006 si è aggiunta la più recente Pechino. Dell’azione della caduta, la silenziosa serie di immagini ferme dei video-stills inquadra il corpo steso a terra, ovvero il momento estremo di questa costruzione rappresentata di tanti atti del morire.

 

Tutto il lavoro di Raffaele Luongo è un unico autoritratto. Una rappresentazione di sé che, in una società che ostenta forza e sicurezza, non esita a riconoscere le proprie debolezze. Per questo disegna con il proprio sangue sempre e incessantemente la sua storia, e i soggetti appartengono al suo mondo di memorie, sono immagini e episodi della sua vita spesso resi attraverso la forma della vignetta e del fumetto. Usando il sangue quale elemento residuale, l’evocazione del passato si lega all’autore in modo carnale. Esso infatti una volta esposto alla luce coagula immediatamente, bloccando i ricordi e conservandone la memoria. Artista silenzioso e appartato, Luongo, che vive tra Napoli e Firenze, ha presentato un video inedito e due sculture realizzate appositamente per questa occasione.

 

 Franco Menicagli, che vive e lavora a Firenze, ha presentato un video e una installazione appositamente realizzata per la mostra. Si tratta di una sua collezione di strani ninnoli. Sono esseri in ceramica e in carta di piccole dimensioni dalle sembianze animali e vegetali, si direbbero geneticamente modificati. Nel video ci sono un cavallo con delle ali a cui sono attaccati dei missili, un sommergibile con zampe di rettile, un carroarmato e un aereo con ali di uccello. Su delle mensole invece ci sono delle piantine le cui foglie non sono uguali fra di loro, da una stessa pianta vengon fuori escrescenze diverse, presentano malformazioni. Sia gli uni che le altre sembrano il frutto di esperimenti, abitanti di un mondo ribaltato in cui la tecnologia, segno massimo del progresso dell’uomo, è impazzita. E’ così che nascono questi ibridi che evocano l’industria militare e la biogenetica.

 

Il dittico Bratto Ballet è una delle tre videoinstallazioni realizzate dal coreografo fiorentino Virgilio Sieni nell’ambito di Family, progetto di residenza della Compagnia svoltosi a Siena nel 2006. L’incontro con quattro famiglie senesi ha prodotto un lavoro di studio durato tre mesi dal quale sono nati video, eventi performativi e una serie di manifesti. Nei video, i membri della famiglia, bambini, adulti, anziani, legati da gradi diversi di parentela, affrontano uno studio coreografico e figurativo centrato sul rispetto della naturalità del gesto rivolto a un approccio conoscitivo, antropologico ed etico dei vissuti quotidiani e della loro trasfigurazione. Il set sono gli spazi domestici ripercorsi e agiti dalle persone stesse che li vivono abitualmente attraverso precise coreografie che lasciano emergere il senso enigmatico delle relazioni spaziali, le attitudini posturali, il senso quotidiano e ineffabile di brevi cerimonie gestuali.
 

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